Nuovo album per i Blastema, con singolo per Sanremo

Blastema_foto di Marco Nofri_3B

COVER DISCO_B19 marzo alla Salumeria della Musica di Milano e il 20 marzo al Circolo degli Artisti di Roma (concerti organizzati da Live Nation), i BLASTEMA presenteranno in concerto il nuovo album “Lo stato in cui sono stato”, rieditato con il brano in gara al 63° Festival di Sanremo, “Dietro l’intima ragione”. Per info e prevendite, da giovedì 24 gennaio, su www.ticketone.it.

È attualmente in rotazione radiofonica il nuovo singolo “Dopo il due”.

Il video del brano è visibile su http://www.virginradio.it/top/magazine/speciali/blastema-soeciale-dopo-il-due.

“LO STATO IN CUI SONO STATO” (Nuvole Production/ Sony Music), nuovo disco di inediti dei Blastema uscito ad ottobre, è il primo frutto nato dalla collaborazione con Dori Ghezzi e Luvi De André per Nuvole Production. L’album racconta le cose che cambiano davanti ai nostri occhi, spesso non per il meglio, affrontate senza nessuna intenzione di arrendersi e restituite nella loro complessità. “È lecito interrogarsi su quale sia questo stato – raccontano i BLASTEMA – Lo stato interiore, dimesso e mai pienamente appagato? Lo stato sociale, sempre più scollato, precario, fragile? Lo stato ‘nazione’, oramai sconsacrato da quegli stessi simboli che avrebbero dovuto garantirne la legittimità e il decoro? Lo stato dei fatti, degli accadimenti, delle cose, come declinazione d’esistenza appena trascorsa. Un liberato che guarda la cella ancora tiepida del proprio umano tepore. Destarsi al di fuori. Nel successivo. Nel susseguente; aprire gli occhi e nell’incertezza del coraggio, della paura, guardare».

Il video del singolo “Tira fuori le spine” è stato selezionato da Mtv New Generation tra i lanci web di “Just Discovered” ed è visibile al seguente link http://newgeneration.mtv.it/artisti/blastema/, mentre il relativo messaggio dei Blastema è disponibile su http://newgeneration.mtv.it/blog/il-messaggio-dei-blastema/.

Blastema_foto di Marco Nofri_2B

I BLASTEMA sono: Matteo Casadei (voce), Alberto Nanni (chitarre, cori), Michele Gavelli (Pianoforte, Synth, Hammond), Luca Marchi (basso) e Daniele Gambi (batteria).

I Blastema nascono nella culla del rock indipendente italiano, ne prendono la forza proponendo un rock che non lascia nulla all’approssimazione. Negli anni ottengono vari riconoscimenti e partecipano, tra gli altri, nel 2005 e nel 2012 al MEI, nel 2009 all’Arezzo Wave, all’Heineken Jammin’ Festival per Rock TV nel 2010, al Woodstock5Stelle di Beppe Grillo nel 2010 e al Concertone del Primo Maggio a Roma nel 2012. Fedeli alla propria integrità artistica non accettano compromessi e nel 2010 autoproducono il loro primo disco “Pensieri Illuminati”. Il successo dell’album investe soprattutto un pubblico esigente, attento alle musiche ed ai contenuti narrativi. Un tour nazionale e il consenso del popolo di internet li consacra soprattutto grazie a concerti dal forte impatto emotivo. Nel 2012 i Blastema incontrano “Nuvole Production”, casa discografica di Fabrizio De André diretta da Dori Ghezzi, con la quale nasce un’immediata intesa nel pieno rispetto delle prerogative artistiche del gruppo e che dà vita ad una collaborazione proficua che porta all’uscita dei singoli “Tira fuori le spine” e “Synthami”, brani che hanno anticipato l’uscita del disco “Lo stato in cui sono stato”.

http://www.blastema.it
http://www.facebook.com/pages/Blastema/81856353344
http://www.myspace.com/blastemalive

BLASTEMA
Scheda disco: “LO STATO IN CUI SONO STATO”

Le radici dei Blastema, band forlivese in cammino da più di dieci anni, affondano nel miglior rock, non solo italiano: quello ascoltato al di qua e al di là dell’Oceano, suonato di concerto in concerto, aperto agli incontri e alle deviazioni, alle scosse e alle rincorse della vita. Alle spalle del gruppo c’è un primo album, Pensieri illuminati, autoprodotto con molta tenacia e non poche difficoltà, e c’è ovviamente il deciso apprezzamento di chi li ha visti dal vivo.

“Lo stato in cui sono stato” porta le illuminazioni recenti verso un fulgore ruvido, diretto, ma non privo di sottigliezze.
L’uso della nostra lingua, innanzi tutto, aggira i toni da canzone all’italiana, sempre pronti a banalizzare le migliori intenzioni: preferisce concentrarsi su un continuo gioco di rimandi, in cui le parole non hanno un solo significato, sono pensate per durare ed essere percorse e ripercorse.
I versi possiedono così la forza di una poesia scabra e antiretorica, quella che per esempio trapela nelle pieghe de La vita sognata, quadro amoroso fatto di omissioni e speranze nascoste, mai del tutto evase. Ci sono i Tristi giorni che tutti abbiamo attraversato, riscattati dalla potenza di una melodia magnetica, sostenuta da arrangiamenti velati di malinconia e inquietudine. C’è soprattutto una rabbia che alimenta i suoni e le frasi, ricordandoci quanto l’esistenza possa essere un luogo oscuro.
Non ci sono facili uscite a disposizione: i sudori freddi, gli occhiali da sole, le troppe sillabe di cui canta Synthami, con uno stile asciutto e irrevocabile, finiscono nel salto nel vuoto di Dopo il due. Un soffio di elettronica viscerale, le elettriche in allarme, rocciose e rugginose, i ritmi serrati e stringenti: l’hard rock diventa una pietra che rotola verso nuovi orizzonti, ai confini di un folk cupo e inquieto.

Non avere frontiere precostituite: quasi un’ossessione per i Blastema. Le loro canzoni, col tempo, sono diventate sempre più compatte, quasi inevitabili. È inevitabile l’esortazione di Tira fuori le spine, è senza scampo la consunzione sentimentale di Carmilla, ispirata alla celebre vampira creata da Joseph Sheridan Le Fanu, sono lancinanti le ferite aperte di Quale amore e Miss Allegria, è abbagliante e ipnotico il richiamo di Sole tu sei, sono contagiosi i fremiti di Caos 11.

“Lo stato in cui sono stato” racconta le cose che cambiano davanti ai nostri occhi, spesso non per il meglio, affrontate senza nessuna intenzione di arrendersi e restituite nella loro complessità. La voce di Matteo Casadei, le chitarre di Alberto Nanni (che ha curato anche la produzione artistica), le tastiere di Michele Gavelli, il basso di Luca Marchi e la batteria di Daniele Gambi non procedono all’unisono, ma approfondiscono assieme un tragitto denso di pensieri e racconti, rifinendo un album ricchissimo di suggestioni e poverissimo di complicazioni fini a se stesse. Tutto, insomma, risuona come si deve, al di là di ogni presunzione e di qualsiasi convenienza. È lo stato di grazia in cui i Blastema si trovano ora e quello in cui ci auguriamo che restino ancora a lungo.