“Terzo Binario” – Kachupa

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SCHEDA ALBUM
“Terzo Binario” – Kachupa

TAM TAM
Dai tamburi africani, usati per comunicare tra villaggi lontani, ai nostri cellulari il passo è stato breve. Ma la pioggia e la tempesta ci riportano alla nostre radici e continuano a suonare, incuranti dei tempi che cambiano. La musica che nasce dalle radici è un fulmine. La musica è energia pura. Può essere elettrizzante quando si tirano in ballo le tribù. Di sicuro è energia gratuita, pulita e rinnovabile. La perseveranza e la lentezza sono rivoluzionari in un’epoca come questa, in cui ogni cosa è vuoto a perdere e i cassonetti sono i nostri cervelli. L’ambizione deve avere la perseveranza incessante di un tamburo nella foresta.

EL CHUPITERO
Nato dopo una nottata in un parco, questo brano ha tutte le suggestioni di partite di calcio estemporanee, venditori ambulanti di bibite, chitarre imbracciate da ubriachi e una Torino afosa e avvolgente. È una festa messicana che viaggia fino ai confini della Turchia, con una partecipazione di Roy Paci e la sua tromba, davvero ispirata e coinvolgente.

PIZZICANTA
Questa canzone è un inno alle nostre radici, un ritmo di pizzica salentina ipnotico ma dall’armonia innovativa. Tutto è racchiuso nel testo: “La musica non ha forma, non ha confine: sta nella rosa rossa e nelle sue spine. La musica non ha solo quello che da, la musica non ha solo quello che fa. La musica è un canto libero, che si muove al ritmo di una danza che fa ballare.”

MARRAKESH
Questa canzone nasce nei mercati di Vucciria e Ballarò, ispirata dal vociare confuso e vero della vita all’interno di un mercato; il mercato che mette in circolo le idee quando c’è anche l’umano, quando c’è la parola. In questi luoghi affondano le radici delle nostre relazioni.
Evviva il mercato che mantiene le diversità, il mercato della gente: questa è l’integrazione che dobbiamo salvare, questa è la democrazia che nessuno ci deve rubare.

LABIRINTO
La scatola nera del televisore, contenitore di sempre più canali, è un apparecchio per spegnere le nostre menti, il nostro senso critico. Portatrice di paure, istigazioni all’odio. Forse una fuga a volte è necessaria, anche se si entra in un luogo nuovo e inesplorato: il cuore. Se poi si abbraccerà la follia, l’importante è continuare a ballare.

CORRI VINO
Un ragazzo giovanissimo, con i piedi ancora colorati per la pigiatura dell’uva, si avvicina al paese, perché dicono che alla festa ci siano le donne vestite a festa. Ha lasciato i tini colorati di rosso e di nero dal mosto, che sta ribollendo insieme al suo sangue. Il nero della notte, il rosso del fuoco, uniti in una danza di corteggiamento e amore per la vita. Il vero senso dionisiaco dell’unione tra sangue e vino.

VERTIGINE
La vertigine è ciò che si prova affacciandosi sull’abisso. E nessun abisso è così profondo come quello che teniamo nascosto dentro di noi. Il brano è una festa, un circo gioioso e un po’ grottesco che distrugge le inibizioni. Un grido che incita ad una nuova rinascita, con riferimenti a tradizioni spirituali lontanissime e simboli nascosti, che l’ascoltatore potrà trovare, quasi per gioco. Come disse Aleister Crowley, scrittore inglese noto per i suoi studi sulla Tradizione: “Ogni Uomo e ogni Donna è una Stella.” Quando tutti lo scopriremo il mondo sarà un meraviglioso firmamento.

TARANTA-TA
Il secondo omaggio alle Terre del Sud, che spesso hanno accolto la band durante viaggi infiniti su strade torride. Tutto parla di un sogno, tribale e vorticoso. O forse era realtà? Chiudendo gli occhi si cerca di conservare per sempre l’istante in cui si scorge un sorriso tra la folla. Per tenerlo dentro, per non uscire più allo scoperto, per non rivedere il sole che sorge e che porta via con sé il sogno di ciò che siamo.

TERZO BINARIO
Questo brano è un viaggio. Partendo dai Balcani si arriva fino all’Africa di Capo Verde, in macchina, in nave, in aereo, o forse solo con un la nostra immaginazione. Intanto ci ritornano in mente le immagini in bianco e nero di valigie di cartone, fumo di locomotive, sguardi impauriti e insieme speranzosi di un nuovo avvenire. Ogni viaggiatore in fondo è un piccolo esploratore.

INVERNO
Un inno al sole e alle notti passate in spiaggia, ma guardate da un altro punto di vista: quello del nostro inverno piemontese, rigido e freddo. La malinconia dei mesi passati però non è fine a se stessa. Ci fa apprezzare meglio il sole che ritorna per bruciarci ancora la pelle, fino ad arrivare al cuore.

VOGLIO ARRIVARE
Questa canzone è una forte presa di posizione, è l’imposizione di seguire sempre le nostre più profonde aspirazioni. Un gettarsi consapevolmente nelle incognite dell’arte e della musica. Se si mantiene in sé il senso infantile della meraviglia, si ha ancora la possibilità di trovare il filo che Arianna ci ha lasciato. Un brano molto variegato, atipico, che termina con un grido guerriero e gioioso al tempo stesso: “Bucare il velo del possibile, lo sai che nulla è irraggiungibile.”

ABRACADABRA
La Magia di un tocco, che rapisce per una notte, e poi un’altra notte ancora. La mano scivola nella notte più buia dell’anno, senza stelle a fare compagnia. La malinconia del passato ed un presente che sembra già futuro ci fanno sempre vacillare. A tutto si può opporre un grido, un pianto, una danza o una risata, purché ci si senta di nuovo umani e vivi nel Qui ed Ora.

ATTIMI E ISTANTI
Una canzone d’amore, la storia di un continuo rincorrersi tra amanti, in un gioco tra cacciatore e preda in continua evoluzione. Specchi e maschere distorcono le forme, ma ciò che rimane sempre vivo è il desiderio, la voglia di rincorrere ciò che si ama. Di questo inseguimento rimangono fotografie, attimi e istanti cristallizzati, poco prima di mutare forma. Perché a mutare senza accorgercene è la nostra anima.