“L’alveare”, l’album di “Le Maschere di Clara”

Le Maschere di Clara

“Basterebbe il cuore per vivere”

Tra le pieghe della scena musicale italiana alternativa si annida un sound che non è esattamente classificabile. Non è metal, né psichedelico né tantomeno prog, ma è qualcosa di più profondo e complicato da descrivere, che si allontana sensibilmente dalle note forme tradizionali.

Un Mozart incazzato che vaga inquieto a piedi nudi sul marmo freddo” hanno detto.

 

LE MASCHERE DI CLARA (trattasi di Clara Wieck, moglie di Schumann), sono tre inquiete anime musicali: Lorenzo Masotto (voce, basso, piano), Laura Masotto (voce e violino elettrico) e Bruce Turri (batteria).

Appassionati di rock, con studi classici alle spalle, creano un progetto ambizioso che si espone con grande coraggio ai rischi di una moderna sperimentazione.

 ASCOLTA QUI l’album: https://soundcloud.com/lemascherediclara/sets/lalveare

Il trio veronese si lascia alle spalle una prima esperienza discografica del 2010, l’Ep 23 per l’etichetta Jestrai Records, e il fortunato e celebrato cd d’esordio Anamorfosi (2011, Black Widow), per tornare sulle scene con nuovo album della maturità, il cui titolo evoca immediatamente l’immagine di un luogo dove si lavora e si crea alacremente.

 

L’ALVEARE, meno istintivo e più pensato del precedente, è un album che segna l’evoluzione di un rock ricco di distorsione e melodia, focalizzando l’attenzione sull’essere umano nella sua totalità, con le sue emozioni e la sua storia.

Messaggi e temi molto forti ne impregnano il tessuto: il male, la guerra, il razzismo, la disillusione e la riflessione sul dolore e sul potere costruttivo dell’amore.

Il lavoro delle api, il ronzio di quel caos creativo che costruisce cunicoli esagonali e armonie perfette, definisce sia il grande lavoro in studio che sta dietro all’album, sia l’insieme di emozioni umane che attraverso la musica e le parole, comunicano la speranza di migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda.

La proposta è raffinata, complicata e omaggia con i titoli delle nove tracce, gli autori della letteratura italiana. Ogni brano nell’intenzione musicale porta un titolo importante in una sorta di sequenza temporale in cui si inanellano perle di musica e parole.

Dai “Rasoi di Seta” di Alda Merini dedicati a chi crede nella forza della poesia e della musica, al canto di Leopardi “A sé stesso” con la sua disillusione nei confronti dell’esistenza umana, all’intensa “Forse il cuore” di Quasimodo sull’orrore e le devastazioni provocate dalla guerra.

Alla fine di tutto, quello che resta e che ci resta… forse è il cuore.

“Il Fu Mattia Pascal” di Pirandello e la menzogna continua alla quale talvolta noi stessi crediamo, e l’orrore del vissuto nel campo di concentramento e le sofferenze inflitte ai popoli di “Se questo è un uomo” di Levi.

Dall’ironia e l’impegno morale di “Satura” (Montale), al bilancio che fa D’annunzio sulla sua stessa vita nel “Notturno”.

 

“Collezione di sabbia” (Calvino) ci porta verso l’esplorazione del mistero e di ciò che pur essendo meno appariscente è tuttavia più denso di cose da dire.

E quei celebri versi dell’inferno dantesco “Fatti non foste a viver come bruti…” stanno lì a condannare definitivamente chi utilizza il dono dell’ingegno in maniera spregiudicata.

Molto più che nell’album precedente, la musica di questa seconda opera, è musica che mette l’uomo al centro e si discosta dal primo per la maggiore ricercatezza. Feroce e drammatica procede inesorabile con citazioni classiche: vedi il tema del Lawrence d’Arabia, il quintetto di Schumann, Prokofiev, dal balletto Romeo e Giulietta e una delle arie d’opera più belle, “Lascia ch’io pianga“, dal “Rinaldo” di Haendel.

 

Noi esortiamo a non etichettare una band come LE MASCHERE DI CLARA perché la loro è un’assoluta libertà espressiva.

Estrapoliamo ogni nostra emozione interna cercando di ridipingerla su enormi tele musicali- spiegaLorenzo Masotto. “Dover per forza dare un nome a un genere porta inevitabilmente l’ascoltatore a non essere libero di guardare oltre.

La musica classica speziata dalle distorsioni è regina insieme a una ritmica incisiva, che si presenta con batteria e due bassi, contrapposta al quartetto d’archi, al violino e al violoncello di un ospite speciale: Andrea Battistoni, uno dei giovani emergenti del panorama musicale internazionale. A soli ventiquattro anni Battistoni è stato il più giovane Direttore d’orchestra mai salito sul podio delTeatro alla Scala.

 

L’ALVEARE è stato registrato al “The Basement” Studio di Federico Pelle con la collaborazione speciale di “Dave” (Davide Venco) sound engineer londinese degli Abbey road, Strongroom e Britannia Row Studios, che ha collaborato con numerosi artisti internazionali (Anna Calvi, i Klaxons, Killing Joke, The Charlatans). Insieme a Dave, dalle riprese ai mix, l’assistenza di Edoardo Piccolo e il mastering di Federico Pelle.

 

Tracklist

1.Rasoi di Seta/2.A sé stesso/3.Forse il cuore/4.Il Fu Mattia Pascal 5.Se questo è un uomo/6.Satura/ 7.Notturno/ 8.Collezione di sabbia 9.Fatti non foste a viver come bruti…