Dal 26 Aprile 2013 il disco d’esordio di DIODATO “E FORSE SONO PAZZO”

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Guarda QUI il video di “Ubriaco”

 

prossimi concerti di presentazione

26 APRILE ANGELO MAI ALTROVE
ROMA Viale delle Terme di Caracalla 55a
ingresso 5 euro – ore 22,00

MERCOLEDI’ 1 MAGGIO TARANTO
1° MAGGIO DI LOTTA – Parco Archeologico delle Mura Greche

Il 26 Aprile esce ufficialmente “E Forse Sono Pazzo”, primo disco di Diodato. Prodotto, registrato e mixato da Daniele “ilmafio” Tortora per Le Narcisse, sarà distribuito sul territorio nazionale da Goodfellas.

Il disco è stato presentato in streaming esclusivo su XL di Repubblica e dal
vivo presso l’Angelo Mai Altrove Occupato di Roma.

DIODATO – E FORSE SONO PAZZO
Il rock Italiano ha un nuovo cantautore. Si chiama Diodato e con la sua
opera prima è riuscito a sintetizzare la melodia del bel paese con il
graffio del rock d’oltremanica.
E forse sono pazzo è l’affermazione dubbiosa che dà il titolo al disco. E
forse è proprio la pazzia, intesa come tensione estrema verso qualcosa o
risoluzione di un conflitto interiore, a percorrere tutte e undici le tracce
dell’album. Rock italiano d’autore, diretto, intenso, malinconico, a tratti
possente a tratti etereo.

Una voce pulita e potente che non fatica a scomodare paragoni illustri, vivi
e morti, che hanno cantato il rock e l’amore in musica con tutte le pulsioni
che da esso scaturiscono.
Diodato si presenta con un disco che sa di vissuto addosso, tutto, fino
all’ultima nota. Le sue parole descrivono stati d’animo, raccontano
incontri, con se stessi e con gli altri. Come in “Ubriaco” primo singolo
estratto dall’album, una perfetta e struggente ballata in cui il dolce e
l’amaro si mescolano, così come quando un uomo mescola al vino i suoi
rimpianti.

TRACKLIST

1) Mi fai morire
2) Ubriaco
3) Ma che vuoi
4) E Forse sono pazzo
5) I miei demoni
6) Panico
7) Capello Bianco
8) Patologia
9) Amore che vieni, amore che vai
10) Se solo avessi un altro
11) E non so neanche tu chi sei
12) Gli Alberi

Tutti i brani sono scritti da Diodato eccetto Amore che vieni, amore che vai scritta da Fabrizio De André.
Arrangiati da Diodato, Daniele Fiaschi, Duilio Galioto, Danilo Bigioni, Alessandro Pizzonia e Daniele ‘ilmafio’ Tortora.

Prodotto, registrato e mixato da Daniele ‘ilmafio’ Tortora.
Registrato presso il Clivo Studio, Roma e il Nowhere Studio, Roma.

Musicisti presenti nel cd:
DIODATO – voce, cori, fischi, interferenze vaticane, aqua bells, pianoforte
e batteria,
DUILIO GALIOTO – wurlitzer, interferenze vaticane, organo, pianoforte,
mellotron, ms20 e cori
DANIELE FIASCHI – chitarre elettriche, chitarra acustica, chitarra magica e
cori
DANILO BIGIONI – basso e cori
ALESSANDRO PIZZONIA – batteria, tamburello, percussioni e cori
DANIELE “ILMAFIO” TORTORA – shaker, programmazione, chitarre elettriche,
vs200 iPhone, tastiere e cori;
SIMONE DE FILIPPIS – toys, simonizer
ANGELO MARIA SANTISI: violoncelli

 

BIOSTORY – DIODATO RACCONTA DI SE STESSO, DELLA SUA MUSICA

Sono seduto su un divano di un piccolo studio di registrazione di Stoccolma.
E’ Settembre, fuori è grigio e ho 20 anni. Ascolto quello che da lì a breve
diverrà un brano di musica house. Ci stanno lavorando da ore, ma quei due
ragazzi sembrano instancabili. Sarà probabilmente dovuto al fatto che
ingurgitano litri di questa strana bibita che in Italia non ho mai visto. Ha
un odore nauseabondo ed un toro sulla lattina. Mi ricorda lo sciroppo che
prendevo da bambino e per il quale mi tappavo il naso.
Amo la musica rock, il pop e tutto ciò che è suonato con una certa intensità
emotiva. Per anni la mia sveglia è stata The Dark Side Of The Moon. Aprivo
gli occhi all’urlo iniziale, un attimo, giusto il tempo di capire dove fossi
e poi mi lasciavo riaddormentare pregustando i sogni che avrei fatto con una
simile colonna sonora. Come sveglia quindi non ha mai funzionato un granché.
Il primo disco a togliermi dagli ascolti da adolescente innamorato è stato
però The Wall che mio zio Hulk mi regalò in cassetta. Da lì tutto è cambiato
ed ho scavato nei Floyd ed in tutto il brit rock e pop dell’epoca e degli
anni novanta. Solo più in là sono arrivati i cantautori italiani, Lucio a
parte, che ho amato sin da bambino. Ancora più in là sono arrivati i Beatles
che mi piacevano anche prima ma che ho cominciato a gustare con
determinazione solo da adulto.
Bene, mi piace il rock, il pop e molta della musica suonata con strumenti e
non posso che essere meravigliato nel vedere la mia testa che non riesce a
star ferma, come il piede del resto. Quei due ragazzi ci sanno fare e sono
molto determinati. Con loro ed un altro giovane produttore di musica techno,
lui però tedesco, ho da poco registrato un brano di musica lounge. Lo fanno
spesso i dj o meglio, i produttori di musica dance e lo fanno soprattutto
per fare un po’ di soldi facili. Il brano si chiama “Liberi” ed è cantato in
italiano. Finirà in una compilation chiamata “Beirut Café 2” con il nome
storpiato in “Libiri”. Problemi di comunicazione linguistica. Quei due
ragazzi che da quasi dieci ore sono davanti ad un monitor si chiamano
Sebastian Ingrosso e Steve Angello e da lì a qualche anno, assieme ad un
terzo amico dj di nome Axwell, formeranno gli Swedish House Mafia, divenendo
quello che ad oggi, probabilmente, è il trio più importante della storia
della musica dance mondiale.
Torno in Italia con l’immagine di quei due nella testa, con tutta la musica
ascoltata nelle orecchie e con un’energia tale da poter riempire centinaia
di quelle lattine col toro stampato e l’odore di sciroppo. Ho voglia di
fare.
Arrivato a Roma dove studio Cinema, decido che la musica deve occupare più
spazio nella mia vita. Dopo una settimana ho già una band con cui registro
una demo, faccio molte prove e comincio a suonare nei locali. Continuo a
scrivere, a migliorarmi ed intanto, come al solito, non disdegno
collaborazioni con altre band di generi vari che mi permettono di suonare
molto spesso dal vivo.
E’ sul palco che mi formo, è lì che studio, concerto dopo concerto. Suono
ovunque ed in condizioni spesso estreme ma vengono fuori serate pazzesche
che ricordo ancora oggi.
Con una di queste band faccio anche dei matrimoni fino a quando un giorno
non scoppia una rissa tra noi e gli invitati e finisce con la sposa in
ginocchio che piange tra un cielo stellato da brivido ed una pozzanghera di
sangue fuoriuscita dal naso di suo cugino che ha dovuto fare i conti col
nostro bassista. Con i matrimoni non si scherza.
La band di brani originali non dura molto ed allora decido di fare da solo.
Scrivo tanto e comincio a registrare provini a casa ed in compagnia di un
ragazzo che ho da poco conosciuto e che ha un suo piccolo studio. Mi dà una
mano ma non concretizziamo mai un granché. Ho comunque bisogno di una band
con cui suonare dal vivo le mie cose. Mi metto alla ricerca. Una sera, al
Lian Club di Roma incontro Danilo Bigioni, bassista. Sembra un inglese
dall’età indecifrabile e parlandoci capisco che potrebbe essere la persona
giusta. Cominciamo a provare assieme ad un batterista con cui suono già da
qualche mese in un’ altra cover band con cui giro parecchio nei locali della
capitale. Si chiama Alessandro Pizzonia ed oltre ad avere un gran talento ha
anche una sala tutta sua dove poter provare. Pian piano e dopo alcuni
tentativi arrivano anche Daniele Fiaschi alla chitarra elettrica e Duilio
Galioto alle tastiere. Già dopo la prima prova fatta tutti insieme capiamo
che c’è qualcosa di magico e potente. Sono tutti musicisti eccezionali ma
che hanno ancora una gran voglia di fare.
Con loro registro il mio primo EP e nel 2007 andiamo a suonare al MEI di
Faenza. Da quel momento in poi inizia una serie innumerevole di live,
incontri con produttori o pseudo tali e qualche concorso. Nel 2010 ad
esempio vengo selezionato per le semifinali di Musicultura. Visto che i
brani che la giuria ha scelto, con mia sorpresa, sono principalmente rock,
decido di andare con tutta la band. Fiaschi non c’è, è in tournée con una
cantautrice americana negli Stati Uniti. Chiamiamo Flavio Guarnieri
Pasquetto che ha già suonato con noi qualche anno prima. Partiamo in
direzione Macerata con catene a bordo. Quel giorno infatti nevica ed il
viaggio quindi dura un bel po’. Arrivati a destinazione ci fanno delle foto,
qualche intervista e ci danno un camerino con panini e vino. Quest’ultimo
dura giusto qualche minuto. Decidiamo allora di fare un giro per la città e
poi via sul palco. Suoniamo con intensità e volumi abbastanza elevati. Dopo
dieci minuti il presidente della giuria si alza ed esce. Dopo un quarto
d’ora è tutto finito. Rischio anche di vincere delle cuffie che lo sponsor
offre alla migliore esibizione della serata. Poi tutti a cena e tutti a
nanna. Giusto per chiudere la parentesi concorsi, nel 2012 mi selezionano
per le semifinali del Premio Fabrizio De André che questa volta si terranno
ad Asti. Non ho soldi per andarci ma il giorno dell’audizione mi sveglio con
l’intenzione di partire comunque. Prendo i soldi dell’affitto e scendo di
casa. Ci vado in macchina, ho deciso, non voglio perdere quest’occasione. Al
benzinaio dove sto per fare il pieno un ragazzo dalla pelle scura e
l’italiano discutibile mi dice qualcosa. Non capisco. “Aria, aria” ed indica
la ruota. Scopro così di avere una gomma bucata. Bene, questo mese pago
l’affitto. Con i concorsi non si scherza.
In una delle innumerevoli serate fatte al Contestaccio di Roma, locale in
cui tra il 2008 e il 2012 c’è un gran fermento musicale, ci ascolta Daniele
“ilmafio” Tortora con cui qualche mese prima avevamo già lavorato in studio
ad un singolo, Ancora Un Brivido, brano pop che aveva anche rischiato di
sfondare qualche porta chiusa. Lui è uno che lavora con gran passione e
somiglia molto a quell’idea di produttore artistico che ho creato nella mia
testa. Il live gli è piaciuto molto, tanto da proporci di lavorare al disco,
di produrlo artisticamente e non solo, visto che si registrerà nel suo
studio. Ne parlo con gli altri e decidiamo di accettare. Dopo qualche mese
iniziamo le registrazioni. Il gruppo intero si chiude a “Clivo”, studio
situato proprio sotto le mura vaticane. Scegliamo una decina di brani e li
registriamo. Alcune chitarre ed alcune tastiere le registriamo al Nowhere
Studio, sempre a Roma. In quei giorni giro parecchio materiale video e creo
dei piccoli clip che poi metto online. Dopo un periodo dedicato al missaggio
e al master abbiamo il disco. Si chiamerà “E Forse Sono Pazzo” e dentro ci
sono tutti i miei vent’anni.