Qualche info sui Rifugio Zena

rifugio zena

I Rifugio Zena nascono nel settembre 2001 dalla collaborazione artistica tra Mario del Regno e Gerado Fiore. Nel febbraio 2002 pubblicano un primo demo dal titolo “inQuiete”, seguito da “vomitoLava” (luglio 2004) e “Rumore” (settembre 2005). Dopo alcuni avvicendamenti, dal marzo 2011 è Mauro Correale a curare le chitarre. Il 7 dicembre 2012 pubblicano il primo full-length, “è tempo che passa”. Dal 2001 continua e assidua è stata l’attività live. Hanno partecipato a: rockTargatoItalia (nell’inverno 2002), Laceno rock festival (nel 2003, secondi classificati; nel 2004, secondi classificati), Rocchetta in Rock (nel 2004, primi classificati), AREZZO WAVE (nel 2005, primi classificati per la regione Campania). Il 13 luglio 2005 si sono esibiti al Wake-up Stage dell’Arezzo Wave Love Festival; il 4 settembre, dello stesso anno, sono saliti sul palco di Aritmia Mediterranea aggiudicandosi il premio “Marco de Mitri” assegnato da una giuria composta dai rappresentanti dei 15 gruppi finalisti. Il 26 novembre hanno rappresentato Aritmia Mediterranea al MEI di Faenza. Nel 2012 si sono classificati primi al Caserta Rock City.

Recensioni “è tempo che passa”

Rockambula del 25 gennaio 2013
Il disco dei Rifugio Zena è rapido e coeso come un caricatore di fucile automatico. I
pezzi scorrono rapidi, graffianti, precisi: quasi non mi rendo conto di come finiscono che già sono ricominciati, uno dopo l’altro, in rapida sequenza.
Il punto forte del trio è il groove: batteria piena e diritta, basso pieno, mobile, a tratti funky. Il tappeto sonoro è continuo, sapiente. La chitarra, sopra, ricama elettrica, ritmica, tagliente. Mi fanno pensare alla California, equidistanti tra certi richiami desert e strumentali alla Queens Of The Stone Age (e scena Palm Desert a seguire) e un impatto quasi fisico stile primi Red Hot Chili Peppers – in entrambi i casi con più pulizia, più definizione. Non che sia un male: i virtuosismi s’incastrano bene, non stonano nel complesso (rischio che si sfiora sempre su musiche di questo tipo, sudate e muscolari).
Merito anche della produzione, che è di ottimo livello, pulita, ma che non suona del tutto “finta” (mi ricordano un po’ i Fratelli Calafuria, con meno – decisamente meno – follia).
Anche il capitolo voci si presenta pulito, definito, a tratti anche orecchiabile, ma mantiene un’ambientazione prettamente rock, sia come registro che come approccio alle liriche (semplici, certo, ma che influiscono in misura marginale sul prodotto complessivo, che è fortemente “strumentale”, e si sente nella capacità di non annoiare mai l’ascoltatore nei vari momenti di “vuoto” lirico, ma, al contrario, di tenerlo appeso, trepidante, in attesa di scoprire come andrà a finire questo rocambolesco giro di basso, quell’infernale pattern di batteria).
Si vede che i ragazzi del Rifugio Zena ci sanno fare. Ad un primo ascolto, superficialissimo, mi veniva da paragonarli ai Negramaro (forse perché ho iniziato ad ascoltarli da “Musa”, la ballad del disco), ma è palese una profondità diversa, influenze numerose e distanti tra loro, una capacità di scrittura e esecuzione ammirabile e basata su fondamenta solide ed elaborate (e varie).
L’unico neo, se proprio devo trovarne uno, è la mancanza di “ganci”: non c’è un pezzo in particolare che rimanga nell’orecchio, non c’è l’effetto “tormentone” – vabbè, senza esagerare, nemmeno l’effetto “tormentino”. È un rock “puro”, nel senso che non è canticchiare, da ripetere sotto la doccia, da fischiettare – e non credo neanche sia poi questo, l’obbiettivo dei tre Rifugio Zena.
Se vi piace il rock suonato bene, energetico, mobile, virtuoso a tratti, non troppo “fighetto”, È tempo che passa è senza dubbio il disco per voi.

– Rockit del 5 marzo 2013
Un disco che corre, viaggia rapido e potente. Un’alternative diretto, tutto tecnica e sudore. Un rock senza sbavature e imperfezioni. Batteria, chitarra e basso creano un nucleo basico, solido e indivisibile. “E’ tempo che passa” è un disco funk metal di pregiata fattura che attraverso i suoi continui cambi di ritmo esalta il tecnicismo dei tre componenti della band. I Rifugio Zena hanno fatto molta gavetta, e questo forse è uno dei fattori fondamentali che gli ha portati a raggiungere una maturità musicale oggettivamente superiore alla media. Riff pesanti, mitragliate di batteria e basso funk sono i protagonisti di un ritmo sincopato, stimolante e imprevedibile. La voce pulita e bene definita da liriche semplici contrasta bene con la ferocia della musica. Tra le influenze troviamo i Queens of the Stone Age e i primi Red Hot Chili Peppers, il bassista sembra essere cresciuto a pane e Flea. Tra le dieci tracce di “è tempo che passa” c’è spazio anche per due pezzi strumentali e un splendida ballad, “Musa”, che riescono ad evidenziare ulteriormente il loro virtuosismo.
“Una canzone scema” è il miglior brano del disco, la potenza e la maestria tecnica si unisce ad un testo allucinato dove troviamo balene, orsi bianchi, finti professori e topi di dimensioni umane, personaggi che sembrano usciti dalla mente di Lewis Carrol. Pregio di questo album, infatti, non è solo la bravura nel suonare ma anche la creatività di testi mai banali che riescono a raccontare un mondo cinico e crudele dove la paura ed il timore ad agire sono limiti per una vita troppo breve per essere sprecata: bisogna agire fin quanto si è in tempo! La complessità delle melodie proposte, però, rischiano di tenerli lontani da un più meritato vasto pubblico facendoli restare band di nicchia.
La musica che propongono i Rifugio Zena è convincente, il loro sound è personale e interessante, forse ancora un po’ grezzo, ma assolutamente puro. Aspettiamo il prossimo disco.

– Scene Contemporanee del 28 marzo 2013
“Ci sono voluti 11 anni, ma ce l’abbiamo fatta”, così Mario del Regno, cantante e bassista dei Rifugio Zena, apre il concerto di presentazione di è tempo che passa, il primo album della band. Effettivamente, questa formazione non è assolutamente alle prime note ed il CD in questione non è il loro primo lavoro discografico, essendo stato preceduto da varie demo, come ogni rispettabile carriera musicale dovrebbe prevedere: gli undici anni di attesa si sentono tutti e come il buon vino hanno il sapore della pazienza e del duro lavoro.
è tempo che passa è una raccolta di puro rock vecchio stile, ma non scade mai in ammuffite routine, in nostalgiche sonorità od in pesanti tecnicismi: chi qui scrive ha cercato ossessivamente una pecca, nel tentativo di dare l’idea di una critica oggettiva, ma ad ogni ascolto la musica sembrava più viva e familiare. E’ questo, sicuramente, il caso di “Una Canzone Scema”, vecchia gloria della band, che con essa si è evoluta: il testo racconta una fiaba moderna, ambientata in un contesto al limite del fantasy ed i cui due protagonisti sono un orso bianco ed un topo di dimensioni umane; la musica alterna larghe ritmiche ed insidiose strettoie fatte di arpeggi distorti, come abile punteggiatura alla narrazione: un’ottima fiaba della “brava” notte per i rockettari più incalliti. I Rifugio Zena, tuttavia, sono anche in grado di mostrare il loro lato più morbido, come nell’ottava traccia “Musa” che, alternando tempi dispari e pari, sembra quasi un appello a riempirsi gli occhi della bellezza della semplicità di una donna che danza, per il solo gusto di farlo.
Oltre alla voce/basso già citata, il gruppo è composto dalla chitarra di Mauro Correale, tagliente o sinuosa a seconda delle necessità e dalla batteria di Gerardo Fiore, impeccabile nel farsi carico delle ritmiche serrate, lasciando libero il basso di trasformarsi, in alcuni casi, in uno strumento melodico.
Certo, non si tratta di un album di musica leggera e si sente chiaramente che il target di riferimento è ricercato particolarmente tra i musicisti, ma i testi profondi e le melodie morbide lo rendono accessibile anche ad un orecchio meno allenato, con l’unica condizione che sia disposto a mettere in gioco i canoni della musica di facile ascolto.
Strizziamo l’occhio, infine, anche al packaging a cura di Simonetta Pagliuca, totalmente incentrato sulla semplicità di una barchetta di carta, fino al punto di trovare all’interno della confezione un foglietto bianco e le istruzioni per costruirne una.
è tempo che passa è un CD da ascoltare, da guardare e da giocare, l’espressione migliore di una musica rock in via di ri-emersione.

Hanno detto di loro:

” il rock italiano, quello onesto e diretto, può incontrarsi con le intemperanze funky della east coast americana? A sentire i Rifugio Zena pare proprio di si. E’ così che funziona la loro musica: in bilico tra colpi di testa chitarristici e febbrili accelerazioni ritmiche. Un vortice sonoro di pura urgenza espressiva, capace di aprirsi in improvvise sospensioni melodiche e ricadere in furiose distorsioni. Un assalto di musica e parole, che non intende mollarvi neanche un attimo”. (Arezzo Wave)

” il rock è soprattutto fatto di fisicità: impatto di corpo contro corpo, rabbia vitale che si libera con il movimento di muscoli di braccia e gambe. E non a caso, il primo aggettivo che ci è venuto in mente ascoltando il sound del trio Avellinese è stato muscolare. La loro rovente mistura di rock e funk è trascinata da un groove costruito da un’ottima sezione ritmica”. (Aritmia Mediterranea)